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venerdì, febbraio 22, 2013

Alla Generazione Erasmus


Il prossimo weekend il nostro Paese si troverà a un bivio che determinerà il futuro dell'Italia intera, ma soprattutto di noi giovani, nel pieno della stagione in cui si dovrebbe essere nel bel mezzo del percorso di realizzazione personale, professionale e familiare.

La nostra generazione è la prima a crescere sotto una nuova bandiera affiancata al tricolore. Una bella bandiera blu con dodici stelle. La prima generazione che è insieme Italiana ed Europea. La prima che ha viaggiato liberamente in Paesi che per i nostri genitori erano lontanissimi. La prima che è andata in massa a passare un periodo formativo all'estero grazie all'Erasmus, al Leonardo e alla miriade di progetti europei.

Le istituzioni europee guidate negli ultimi anni dai governi di destra hanno fatto molti passi indietro nel cammino di creazione dell'Europa dei popoli, imponendo l'egoismo di ciascuna nazione in campo economico che ha provocato lo stallo delle politiche di integrazione e la sofferenza di intere popolazioni.

Noi non ci stiamo, vogliamo che l'Europa sia la nostra casa e quella dei nostri figli. Vogliamo un'Europa più vicina ai suoi cittadini e non dominata dalle opportunità economiche e finanziarie di ciascun Paese.

Se anche a te sta a cuore la nuova Europa non hai scelta: il 24 e 25 febbraio devi votare il Partito Democratico. Lontano dal populismo antieuropeo di Berlusconi, della Lega, di Grillo e lontano dall'attuale gestione delle istituzioni europee rappresentata da Monti. Con la grande famiglia dei progressisti europei, la vera spinta verso la creazione di una nuova Europa.

Non abbiamo scelta: o una nuova Europa o il declino.


lunedì, febbraio 04, 2013

Solidarietà a Khalid Chaouki

La notizia delle aggressioni razziste via web nei confronti di Khalid Chaouki, candidato alla Camera dei Deputati del Partito Democratico in Campania, non possono che generare in tutti solidarietà e sdegno. Solidarietà per un amico e una persona perbene, che da anni si occupa delle tematiche legate ai diritti dei Nuovi Italiani, da sempre disponibile e presente a tutte le iniziative sull'immigrazione organizzate nel nostro territorio. Per questo tengo particolarmente a manifestare pubblicamente il mio pensiero. Che questi razzisti da quattro soldi si mettano pure l'anima in pace: grazie all'impegno di tanti, passato e presente, il futuro dell'Italia è ormai segnato. Un futuro di coesione e di un forte patto di cittadinanza tra il nostro Paese e chi lo ama, senza odio nè discriminazioni di provenienza o religione. Per questo attaccare Khalid è attaccare tutti coloro che ogni giorno portano sulle spalle un mattoncino che costruirà la nuova Italia, più giusta e moderna. A Khalid un grande "in bocca al lupo" per una serena conclusione della campagna elettorale.

          

lunedì, dicembre 03, 2012

Orgoglio e consapevolezza

Finalmente la corsa alla candidatura per il centrosinistra alle prossime elezioni è terminata. E' stata una sfida lunga, dura, coinvolgente. Sono state settimane in cui il dibattito all'interno della coalizione ha coinciso con la discussione dell'intero Paese. Un grande risultato, quindi, suggellato da una grande affluenza alle urne nonostante i forti venti dell'antipolitica che spazzano l'Italia. Un risultato reso possibile dal profondo radicamento delle forze politiche nei territori, un rapporto che ha resistito ai tanti anni di euforia leaderistica della politica italiana. Un radicamento fatto dei militanti autorganizzati che hanno organizzato i comitati per i candidati alimentando il dibattito locale in maniera capillare, di partiti che hanno offerto la propria struttura per costituire lo scheletro dell'organizzazione e poi le migliaia di volontari sempre pronti a fare un passo avanti quando c'è da offrire un contributo alla collettività. E' stata una grande festa della democrazia, di partecipazione, di gente che ci ha messo la faccia già dal 4 novembre, data d'inizio delle registrazioni. E' stata una dimostrazione che il popolo di centrosinistra è vivo e ha una voglia matta di dare una svolta a questo Paese. E' stato un segnale che la politica a tutti i livelli deve afferrare. Una richiesta di cambiamento, di discontinuità rispetto alla politica del ventennio berlusconiano, che sostituisca "l'uomo solo al comando" con la condivisione delle scelte e il cammino collettivo. E oggi non nascondo di essere orgoglioso di aver partecipato a questo grande evento. Orgoglioso delle persone con cui ho lavorato fianco a fianco e del progetto collettivo che stiamo tutti insieme portando avanti. Orgoglioso e consapevole di offrire un contributo alla crescita dell'Italia e che il cammino sarà ancora lungo e complesso. Consapevole che il percorso sarà tortuoso e faticoso, ma che alla fine ce la faremo.    

mercoledì, ottobre 24, 2012

Dalla rottamazione alla demolizione

L'ultima "trovata" dello staff di Matteo Renzi di appellarsi al garante della privacy per il regolamento delle primarie segna un passo molto rilevante nella storia del Partito Democratico. No, non è una provocazione. La portata del gesto non è per nulla irrilevante e segna un punto fondamentale per il presente e il futuro del partito. Non voglio entrare nel merito della specifica richiesta di Renzi, quello che più conta è che per la prima volta ci si appella ad autorità esterne per intervenire sulle dinamiche interne di un'organizzazione politica. Le scelte politiche di un partito che ha delle regole di funzionamento e di democrazia interna dovrebbero quindi potenzialmente allinearsi alla decisione di un organo terzo, la cui presidenza, tra l'altro, è stata selezionata tramite nomina politica (e anche su queste nomine ci sarebbe tutto da ridire). Ma la cosa più assurda e insopportabile è la totale mancanza di rispetto dei luoghi della democrazia interna del partito. Si, perchè il regolamento delle primarie è stato approvato all'unanimità dall'assemblea nazionale, i cui componenti sono stati delegati dalla base degli iscritti tramite congresso. E allora mi chiedo: perchè Renzi non ha dato battaglia nel luogo preposto in fase di discussione? Perchè i suoi sostenitori hanno votato a favore del regolamento? E perchè il giorno dell'assemblea nazionale, convocata soprattutto per modificare lo statuto del Partito Democratico per permettere la candidatura di Renzi, proprio lui la disertò preferendo andare a fare la campagna per la sua candidatura? Ecco la portata del gesto, un affronto alle regole democratiche del Partito Democratico. Un tentativo mediatico-leaderistico per imporre le proprie convenienze senza il consenso della maggioranza degli appartenenti al partito, un ottimo modo per passare dalla rottamazione alla demolizione del Partito Democratico.         

venerdì, ottobre 19, 2012

Perchè voterò per Bersani.

Le primarie sono una grande risorsa per tutto il popolo di centrosinistra, perchè rappresentano luoghi e tempi in cui poter determinare in maniera tangibile più di un semplice candidato, ma la direzione e gli orizzonti di chi appartiene alla grande famiglia dei progressisti del nostro Paese. Proprio per questo, a mio parere, tutti coloro che si sentono parte di questa famiglia hanno il dovere di mobilitarsi in favore della candidatura che più si avvicini alla propria visione dell'Italia e dell'Europa che sarà. Da parte mia, militante del Partito Democratico, considero questo dovere ancora più stringente, così ho deciso di condividere con tutti voi alcune delle ragioni (l'elenco non è esaustivo) che mi hanno portato a sostenere con convinzione la candidatura di Pierluigi Bersani. E lo farò a modo mio, schematicamente, senza fronzoli e giri di parole, badando al sodo, sfuggendo alle narrazioni articolate e alle suggestioni.

  1. Perchè il programma è all'insegna della concretezza e del realismo, pur senza rinunciare agli obiettivi lontani nel tempo. Questo è l'approccio di cui l'Italia ha bisogno per tirarsi fuori dalla più grande crisi sociale, economica, civica e istituzionale dal dopo guerra.
  2. Perchè non vengono date per buone soluzioni semplicistiche, anche quando queste rappresenterebbero un ottimo mezzo di comunicazione con la pancia degli elettori.
  3. Perchè c'è una visione d'insieme, la consapevolezza che il progresso può essere perseguito soltanto se il patto tra generazioni sarà abbastanza saldo da coniugare merito, opportunità, generosità, responsabilità e solidarietà. Non mi fido di chi trova la soluzione nell'escludere persone ed esperienze. I padri e i figli ce la faranno soltanto se contribuiranno insieme e consapevolmente alla realizzazione del bene comune, ciascuno facendo la propria parte.
  4. Perchè si offre una via d'uscita "di sinistra" all'attuale situazione italiana ed europea. La consapevolezza che i perni della svolta dovranno essere il lavoro, il welfare, la solidarietà sociale, il civismo, l'onestà. I risultati del governo da parte dei mercati ci sta facendo ancora ingurgitare i propri frutti avvelenati e chi offre altro liberismo non fa altro che accelerare la creazione del nuovo proletariato, quello dei giovani, dei pensionati, della classe media in costante decadenza.
  5. Perchè il prossimo Presidente del Consiglio dovrà unire alla capacità di incidere sul macro sistema italiano, quella di migliorare la vita degli italiani con interventi di natura pratica. Pierluigi Bersani ha già dimostrato di essere in questo un maestro, se pensiamo a tutti i provvedimenti presi durante i brevi mandati di cui è stato protagonista.
  6. Perchè grazie a Bersani mi posso permettere di poter pagare l'assicurazione dell'auto (il decreto Bersani mi ha permesso il passaggio della classe di mio padre), non pago le ricariche telefoniche, posso trasferire il mutuo di casa, ho dimezzato la spesa per alcuni farmaci in parafarmacia, pagare meno tasse per avviare la mia attività professionale.
  7. Perchè la green economy è una delle maggiori aree economiche su cui investire ePierluigi Bersani è stato il primo (e attualmente l'unico) a capire questa grande opportunità e a dare un impulso tangibile al suo sviluppo. Parlo soprattutto degli incentivi alle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica degli edifici.
  8. Perchè credo nella solidità, nella serietà e nella visione di Pierluigi Bersani, caratteristiche che ha mostrato anche durante questi anni alla guida del Partito Democratico, lavorando sodo sulla concezione di una politica vicina al cittadino, lontana dal leaderismo mediatico che ha imperato in Italia negli ultimi vent'anni.
  9. Perchè il rinnovamento si fa tutti insieme, altrimenti si trasforma in subdolo giovanilismo. Quello che mette sotto i riflettori volti giovani e nasconde le vecchie volpi, sempre pronte ad approfittare dei cambi al timone per assumere il controllo della nave. Serve si il rinnovamento, ma l'esperienza e soprattutto il rispetto non devono mai mancare.  
  10. Perchè questo progetto è aperto a tutti e tutti possono apportare il proprio contributo di esperienza, energia e aspettative, compresi i cosiddetti "nuovi italiani", cioè tutti coloro che pur avendo origini straniere vivono e amano l'Italia.    
Cliccate qui per accedere al programma

logo Bersani 2013

giovedì, ottobre 04, 2012

Lo strano Totem delle regole

L'attacco alla dirigenza (o alla diligenza) del Partito Democratico portata avanti da Matteo Renzi sulle regole delle prossime primarie di coalizione ha dell'incredibile. Stiamo parlando soprattutto della volontà di rendere vincolante l'iscrizione dei votanti all'albo degli elettori del centro-sinistra e l'organizzazione della competizione su un doppio turno. Scartando quest'ultimo punto, la cui efficacia pratica e politica può essere dibattuta elencando una sfilza di pro e contro, la creazione dell'albo degli elettori mi sembra un punto irrinunciabile per un corretto esito della competizione. L'appunto che fanno i renziani sul fatto che sia necessario aprirsi all'elettorato di centro-destra è pura follia. Dobbiamo ricordare che le primarie servono a identificare la guida politica di una futura coalizione di governo di centro-sinistra, per cui lo scopo è indicare la persona più adatta a portare avanti questo percorso e non viceversa cambiare l'identità del partito per farla calzare a misura di uno specifico candidato. Il gioco è tutto qui, decidere in famiglia chi sarà la persona più indicata a trasformare le nostre idee in atti concreti di governo. Quale azienda farebbe scegliere il proprio amministratore delegato alla concorrenza? Quale squadra di calcio farebbe scegliere la formazione da schierare in campo agli avversari? Il coinvolgimento del resto del Paese avverrà grazie alla bravura del candidato prescelto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche, come è sempre stato e come avviene in tutte le democrazie. 

E poi lasciatemi dire che l'attacco di Renzi assume toni quasi berlusconiani. Attaccare la modifica delle regole usufruendo delle stesse modifiche, facendosi paladino della immodificabilità delle regole stesse. Eppure Renzi sa bene che senza le modifiche "ad personam" dello statuto del PD non potrebbe neanche partecipare alle primarie. E invece sta lì ad alimentare le divisioni, preparando il campo alla sua scissione per abbracciare quella parte di elettorato di centro-destra che a lui sta tanto a cuore.     

giovedì, settembre 13, 2012

Rispetto.

A scanso di equivoci lo dico subito: alle prossime primarie del centrosinistra non voterò per Matteo Renzi. Detto questo vedo in giro un clima che non mi piace, un atteggiamento sbagliato nei suoi confronti. La sufficienza, lo sberleffo a volte a limite dell'insulto non fa che ridurre la competizione politica a una stupida e inutile lotta tra fazioni. No, così proprio non va, e onestamente va contro lo spirito stesso delle primarie, che devono essere un elemento di arricchimento per il partito e per la coalizione. E allora che sia una competizione all'insegna delle idee, dell'innovazione, anche con toni accesi, ma con il necessario rispetto reciproco. Quel rispetto che sarà anche nei confronti di tutto il popolo del centrosinistra, che ha bisogno di tutto tranne che di nuove risse. E poi, più cinicamente, credo che l'attacco alla persona sia un discreto boomerang per il consenso. E allora programmi, idee, vedute e squadre. Mettiamo questo sul tavolo, il nostro vero grande capitale che dovremo mettere a frutto a servizio del Paese.         

lunedì, settembre 10, 2012

Il nostro abbraccio

Mi fa riflettere oggi leggere alcuni commenti sui vari siti a proposito della conclusione del discorso di Pierluigi Bersani in occasione della chiusura della Festa dell'Unità nazionale svoltasi a Reggio Emilia. Commenti spesso sarcastici, a volte rabbiosi, altri addirittura chiaramente xenofobi. C'è chi scrive che quella di Bersani sia stata una ridicola trovata pubblicitaria, per darsi un "tono di sinistra". Evidentemente questa gente non sa o fa finta di non sapere che Bersani in persona, da quando è segretario del Partito Democratico, dà voce alla legittma richiesta dello ius soli. E inoltre ignora l'ormai vasta produzione di proposte di legge che i Democratici promuovono, oltre all'impegno sul campo nelle campagne di sensibilizzazione e dell'elaborazione di nuove politiche per l'inclusione. Tra i meriti della gestione Bersani e del Forum Immigrazione spicca sicuramente il nuovo approccio alle tematiche dell'immigrazione, un tempo relegate al silenzio soprattutto in prossimità degli appuntamenti elettorali. Il dogma "Parlare di immigrazione fa perdere voti" in un Paese imbarbarito da troppi anni di terrorismo mediatico è stato così affrontato a viso aperto, con coraggio, riuscendo ad apporre all'approccio puramente solidaristico (senza distruggere il senso di solidarietà sociale) la razionalità che deve contraddistinguere una forza di governo. E allora quell'abbraccio era anche il mio abbraccio e di tutti quelli che lavorano ogni giorno per questa battaglia di civiltà. Tutto il resto sono solo chiacchiere.    

mercoledì, marzo 07, 2012

Tornando a Palermo.

Le primarie di domenica scorsa a Palermo segnano inevitabilmente un altro punto critico nel momento difficile che sta attraversando il Partito Democratico. Intendo precisare, da meridionale, che purtroppo la chiamata al voto di questo tipo non può essere realmente rappresentativa della volontà del popolo italiano. Conosciamo bene alcune dinamiche che spingono molte persone a votare, dinamiche che spesso esulano dall'interesse politico per appoggiarsi a logiche di tipo clientelare. E il numero abnorme di votanti, che potrebbe essere un elemento di grande soddisfazione, in realtà mi lascia sempre un retrogusto un po' strano. Proprio per questo motivo tutte le congetture conseguenti alla sconfitta di Rita Borsellino, candidata ufficiale di PD, Vendola e Di Pietro mi appaiono perlomeno pretestuose. Mi dispiace, ma non credo proprio che la sconfitta della Borsellino a Palermo rappresenti la bocciatura da parte dell'elettorato di centrosinistra di una coalizione PD-Sel-IdV. Mi sembra piuttosto in malafede chi in questo momento stia affermando il contrario, spingendo per un'alleanza con l'UDC che tagli fuori le altre forze politiche naturalmente più affini al Partito Democratico. Semmai questa sconfitta è stata causata dalla disgregazione all'interno del PD locale e nazionale, che ancora permette con un regolamento assolutamente da rivedere molte candidature all'interno dello stesso partito, che dà adito all'esaltazione dei singoli e offre ghiotte occasioni alle eterne minoranze di mettere in discussione la leadership del partito democraticamente eletta. Non mi dilungherò oltre, nei prossimi giorni approfondirò un po' meglio sia il discorso primarie, sia quello delle minoranze.       

sabato, febbraio 18, 2012

Abbiamo perso le primarie

Domani si svolgeranno le primarie per l'elezione del prossimo segretario del Partito Democratico del Lazio, dopo la penosa esperienza Mazzoli. Le elezioni primarie, come ho spesso scritto su questo blog, sono una grande conquista per l'elettorato di centro-sinistra, un qualcosa che riduce le distanze tra i partiti e gli elettori e aumenta la partecipazione attiva alla vita politica del paese. Ma nel caso delle primarie di domani cambia tutto. Mi chiedo, come si chiedono da tempo in tanti, che senso abbia chiedere agli elettori di votare il segretario locale di un partito in cui magari neanche si riconoscono.Si,  perchè rispetto alle primarie per il segretario nazionale in cui i candidati rappresentano i probabili futuri leader di coalizione, in questo caso si tratta di pure e semplici consultazioni relative alla gestione interna del partito. Mi sembra evidente che la teoria "primarie sempre" faccia acqua da tutte le acque, ma soprattutto faccia male alle stesse primarie. Chiamare al voto gli elettori per consultazioni di questo tipo hanno come effetto immediato lo svilimento di questo potente strumento, che per mantenere il suo vigore deve essere usato con intelligenza e parsimonia, pena l'appiattimento e la banalizzazione. Gli organi dirigenti del partito devono essere eletti da chi di quel partito fa parte, ci lavora ogni giorno e contribuisce alla sua crescita. Il diritto di voto è un potere che deve essere esercitato consapevolmente da chi appartiene alla comunità partito e un motivo in più per farne parte. Che rabbia, quindi, la decisione della commissione regionale del PD che ha negato, come da regolamento, il diritto di voto agli iscritti non residenti nel Lazio! In pratica si è stabilito che una parte di quelle persone che dovrebbero essere le uniche accreditate alla determinazione dei propri organi dirigenti non hanno alcun diritto di voto. Io sono uno di questi, faccio politica attiva e ricopro dei ruoli all'interno del Partito Democratico come membro dell'esecutivo di un Circolo e dell'Assemblea del Primo Municipio di Roma eppure non potrò votare il mio segretario regionale. Così, posso tranquillamente affermare che queste primarie hanno certificato l'esistenza degli iscritti di serie B, i fuori sede, che posso offrire impegno ma non possono ricevere diritti. Quanto basta per dire che queste primarie le abbiamo già perse.     

lunedì, febbraio 13, 2012

Il bello delle primarie

L'importazione delle primarie è stata una gran bella intuizione del Partito Democratico. Uno strumento che, pur mantenendo una serie di criticità che andranno via via regolate nel tempo, rappresenta un elemento che costringe tutti i partiti del centrosinistra a confrontarsi con gli elettori nella fase di selezione della classe dirigente. E questo vale soprattutto per il Partito Democratico, naturalmente chiamato a essere la forza di maggioranza della coalizione dunque a offrire agli elettori la maggioranza dei futuri amministratori locali. Ma le primarie di coalizione in primo luogo hanno lo scopo di selezionare il miglior candidato tra una serie di persone appartenenti a più partiti o movimenti, per cui non deve destare scandalo nel dibattito pubblico la vittoria di un candidato non indicato dal principale partito. Prendiamo il caso delle primarie di Genova svoltesi ieri, che hanno visto la vittoria di Marco Doria (indipendente sostenuto da Sel) con il 46% dei voti su Marta Vincenzi (sindaco uscente, 27,5%) e Roberta Pinotti (23.6%) indicate entrambe dal PD. E' pacifico che l'indicazione emersa dagli elettori rappresenti la migliore candidatura alla guida della città per le prossime elezioni comunali e si dovrà lavorare tutti insieme per sostenerla, ma a questo punto va aperta una seria discussione all'interno del Partito Democratico genovese. Il problema non è la vittoria di Doria, che ripeto, rappresenta l'essenza delle primarie. Il punto è che il PD non può presentarsi a un appuntamento così importante spaccato a metà. Un partito in questi casi è chiamato a esprimere una sintesi delle posizioni attraverso un candidato unitario. Se non lo ha fatto è evidente che all'interno del PD genovese qualcuno dovrà pagare perchè non è riuscito a esprimere una candidatura unitaria e forte, che non è soltanto interesse del partito, ma di tutta la città.     

martedì, febbraio 07, 2012

Volutamente infamante.

Mi ha fatto un certo effetto la reazione di Luigi Lusi dopo la decisione del comitato dei garanti del Partito democratico. Ricordiamolo, Lusi è l'ex tesoriere della Margherita e fino a ieri parlamentare del Partito Democratico accusato (e reo confesso) di aver sottratto al suo ex partito 13 milioni di euro. Visto il poco spazio riservato alla notizia rispetto a quando esplose il caso è bene ricordare che il comitato ha deciso all'unanimità per Lusi la cancellazione dall'albo degli elettori e dall'anagrafe degli iscritti. Una decisione senza precedenti per celerità e durezza. Bene, dopo tutto quello che è venuto fuori sulla sua gestione finanziaria della Margherita l'on.Lusi ha avuto l'ardire di criticare il provvedimento del Partito Democratico definendolo "volutamente infamante". Ora vorrei ricordare la definizione di infamia: "condizione morale di chi ha commesso le azioni ritenute più gravi e disonorevoli" e ancora "azioni, parole che per la loro bassezza morale suscitano sdegno". Allora, caro Lusi, è la decisione del comitato dei garanti ad essere infamante o la sottrazione di quelle ingenti somme di denaro?    

martedì, gennaio 31, 2012

Catanzaro: dove eravamo rimasti?

Dopo le dimissioni da primo cittadino di Michele Traversa, l'ufficializzazione della candidatura di Salvatore Scalzo a Sindaco della città di Catanzaro per il centrosinistra apre in maniera definitiva la nuova fase della vita politica del capoluogo. Ma per ripartire alla grande è bene sempre fare un esercizio di memoria e chiedersi: dove eravamo rimasti? Le amministrative del 15 e 16 maggio 2011 si conclusero con una netta vittoria al primo turno di Michele Traversa, che raccolse il 62% dei voti staccando di un abisso proprio Salvatore Scalzo, fermo (si fa per dire) al 32,54% e poi via via tutti gli altri. Quella fu una campagna trionfale per Traversa, non per la bravura nella sua conduzione ma per la strada tutta in discesa derivante dalle aspettative che la città nutriva per l'ex presidente della provincia, dal sodalizio con gruppi di potere della città e dall'assenza della politica attiva da parte dei partiti di centrosinistra. I partiti principali, come mostrano i dati di allora, rappresentarono in città una netta minoranza nelle preferenze di voto, tanto che i due partiti più grandi d'Italia spuntarono un 6,08% (PD), un 10,16% (PDL) e a ruota tutti gli altri, segno di bassissima incidenza media del voto d'opinione causato da una gestione personalistica della politica cittadina. Ma in questa situazione pesantissima per la prima volta abbiamo assistito ad alcuni segnali in controtendenza. La candidatura di Salvatore Scalzo ha indubbiamente liberato una massa di energie da sempre represse tra i catanzaresi vicini e lontani. E' stato questo il vero tratto dominante della campagna elettorale. Per la prima volta i giovani hanno avuto lo spazio per muoversi liberamente e dare sfogo alla creatività e alle idee, sotto l'ala protettrice dei vertici nazionali del Partito Democratico decisi a scavalcare la classe politica regionale che da troppo tempo puzza di marcio. Nonostante la bontà della proposta di governo era oggettivamente impossibile vincere in una città cristallizzata da decenni di gestione clientelare della politica, ma in quelle settimane è stato gettato il seme del futuro di Catanzaro, che ha dato anche da subito dei piccoli frutti rappresentati da quei voti disgiunti a favore di Scalzo. Ma il vero grande merito è stato quello di non mollare dopo la batosta elettorale, una reazione che sarebbe stata comprensibile per le tante persone che per la prima volta si affacciarono alla politica. Ed è qui che sono state gettate le basi per il prossimo governo della città. Nel lavoro di costruzione dei soggetti politici e dell'associazionismo, nella disponibilità gratuita di tanta gente che lontana dalla competizione elettorale ha continuato a dare il massimo per Catanzaro. E' qui che stanno crescendo gli amministratori della città di domani, dalla politica dal basso che porterà con sè il voto d'opinione. Perchè Catanzaro ha bisogno di gente che la ami e che metta al servizio tutte le competenze che ha a disposizione. Forza ragazzi, il futuro è nostro! Inevitabilmente.   

venerdì, dicembre 02, 2011

Anche io sono un infame.

La notte tra il 2 e il 3 novembre scorsi un gruppo di militanti del Partito Democratico di Roma venne vigliaccamente aggredito da un gruppo di estrema destra a colpi di calci, pugni e bastonate. Tra questi Paolo Marchionne, capogruppo del PD del quarto municipio ( questo è l'articolo che avevo dedicato all'accaduto il giorno successivo ), che ha riconosciuto insieme agli altri il capo della squadraccia, Alberto Palladino detto "zippo", noto appartenente a Casapound. La denuncia è partita immediatamente, così come le minacce di querela da parte di Casapound, tramite il suo esponente di spicco Gianluca Iannone. Ieri finalmente Palladino è stato arrestato all'aeroporto di Fiumicino di ritorno dalla Thailandia e immediatamente la feccia si è mossa, imbrattando nella notte i muri della città con frasi ingiuriose contro Paolo Marchionne. Cara feccia, scalda le bombole spray, perchè dovrete scrivere al fianco del suo nome anche il mio e quello di tutte le persone che non accettano la prevaricazione e la violenza. E' questione di tempo, ma sarete schiacciati dalla forza della democrazia e della legalità.  

martedì, novembre 22, 2011

Fratelli d'Italia

In questo periodo di grossi cambiamenti all'interno del nostro Paese, c'è per me una grande fonte di gioia che deriva dalla ribalta che sta interessando il tema della cittadinanza per chi nasce in Italia, anche se figlio di immigrati. E' una vera e propria battaglia di civiltà che affonda le radici nel senso stesso di cittadinanza, quel patto tra l'individuo e lo Stato, tra sè e la collettività, le sue regole e la compartecipazione alla crescita di un Paese. Sentire le parole del Presidente Napolitano in cui si definisce "follia e assurdità" la negazione del diritto di cittadinanza ai nuovi italiani mi riempie di gioia. Così come mi ha emozionato il trasporto e la convinzione con cui il Segretario del Partito Democratico Bersani, durante la dichiarazione di voto per la fiducia alla Camera, ha urlato la vergona dello stato attuale delle cose e invocato la necessità cambiamento. D'altronde è da molto tempo che si lavora in tal senso, sulle proposte concrete di nuovi meccanismi che abbandonino lo "ius sanguinis", il diritto di sangue, per abbracciare lo "ius soli", il diritto di nascita o di suolo. Pensiamo ai bambini che nascono e crescono in Italia sentendosi italiani al 100%, che spesso non sono neanche mi stati nei Paesi di provenienza dei propri genitori, che al compimento della maggiore età sono non riconosciuti dal nostro ordinamento. Una vergogna, un segno di inciviltà e cecità a tutti i livelli. Come facciamo a non riconoscere in quei ragazzi dei "fratelli d'Italia?" Cosa vuol dire allora essere Italiani? Sento e vedo che è arrivato il momento di fare il grande passo, che non è una concessione bensì un salto in alto verso il futuro. Un grande salto che deve essere compiuto dalle tante gambe di chi guarda in avanti e immagina una società diversa, più equa, più giusta e partecipata



ps: Questo blog aderisce alla campagna per i diritti di cittadinanza "L'italia sono anch'io". Per informazioni in merito cliccate sul banner a lato.
info pratiche roma centro: Per chi volesse firmare le proposte di legge di iniziativa popolare in questa settimana troverete un banchetto del PDEsquilino sotto i portici di piazza Vittorio lato Oviesse  nei giorni di mercoledì 23 novembre (domani) dalle 17:30 alle 20:00 e sabato 26 novembre. Altrimenti potrete firmare al circolo PDEsquilino di via Galilei 57, nelle giornate di giovedì 17 novembre dalle 18:00 (apertura delle consuete attività) e venerdì 25 novembre dalle 19:00 in occasione della cena di sottoscrizione. 

domenica, novembre 06, 2011

5/11 - La mia manifestazione

Ieri grande manifestazione del Partito Democratico in piazza S.Giovanni a Roma. Nonostante le minacce di pioggia e i gufi che negli ultimi giorni hanno tempestato i social network, centinaia di migliaia di persone provenienti da tutta Italia si sono riversate per strada. E' stata una grande festa, ma piena di elementi di riflessione e contenuti.

La mattina e il corteo
Dalle 10 il nostro circolo, come ogni sabato, ha aperto la consueta postazione sotto i portici di piazza Vittorio, in attesa dell'arrivo dei militanti di tutto il primo municipio. Alle 13 ci siamo mossi tutti insieme in corteo non autorizzato verso piazza S.Giovanni, come forma di protesta contro il divieto decretato dal sindaco Alemanno dopo i fatti del 15 ottobre scorso.

La manifestazione e gli interventi
La piazza era un mare di gente e dal palco si susseguivano gli interventi e la musica. Sono intervenuti Laura Boldrini (portavoce dell'Alto Commissariato per le Nazioni Unite), Jorge Burgos (vicesegretario DC cilena), Siegmar Gabriel (segretario della SPD tedesca) e Francois Hollande, il vincitore delle primarie del centrosinistra francese. E proprio quest'ultimo mi ha impressionato particolarmente, soprattutto per la sua visione europeista così vicina alla nostra (guardate il video in basso). Vedere che il sogno europeo sia condiviso e ribadito anche nelle altre potenze europee non fa che aumentare l'entusiasmo di insistere nella direzione della creazione di un'Europa unita politicamente oltre che da un punto di vista monetario.

L'intervento di Pierluigi Bersani
E il discorso del Segretario parte proprio dall'Europa, massacrata da questi anni di governo delle destre che l'hanno azzoppata e messa in crisi (guardate il video in basso). Si respira una bella aria in piazza S.Giovanni, con un velo di emozione, quando Bersani racconta la sua visione del futuro, gli auspici e la direzione che secondo lui un partito come il PD deve seguire per creare un Italia e un'Europa migliore. Le parole d'ordine sono equità, giustizia, opportunità, giovani, dialogo, solidarietà e responsabilità. E' proprio su quest'ultimo concetto che il Segretario si sofferma, annunciando che il dialogo con le altre forze progressiste e moderate è a buon punto. Un accordo tra questi è l'unica medicina per salvarsi dall'attuale crisi e avviare un periodo di ricostruzione del Paese. A tal proposito mi ha fatto molto piacere la presenza in piazza di tante bandiere di IDV e SEL, segno che forse il momento dell'unità si avvicina.

E da domani?
All'indomani della manifestazione che ci ha dato tante emozioni positive ci ritroviamo nella realtà dei problemi del nostro Paese. Cosa fare allora da domani? Continuare a lavorare sull'informazione delle persone su ciò che accade ogni giorno in Italia e all'estero ma ci coinvolge, ma soprattutto partecipare attivamente alla vita politica dei partiti. Quest'ultimo è un mio chiodo fisso, la vera ricetta per un'Italia diversa che sappia ricostruire il Paese dalle macerie del berlusconismo. Comunque la si pensi, con qualsiasi collocazione politica, l'impegno politico soprattutto delle giovani generazioni è l'unica via d'uscita alla decadenza italiana. La coscienza che saremo noi a pagare il prezzo più alto degli sperperi passati deve essere la forza che ci spinge a voler essere gli artefici del nostro futuro, contrapponendo l'incapacità di chi ha governato con la nostra freschezza e bravura. E allora da domani più impegno e più motivazione, per noi e per i nostri figli.   
 



giovedì, novembre 03, 2011

Ora basta. Solidarietà ai democratici del IV municipio.

Ora basta. La scorsa notte cinque militanti del Partito Democratico, tra cui il capogruppo del PD del IV municipio di Roma Paolo Marchionne di cui mi onoro di essere amico, sono stati vittime di un'aggressione di stampo fascista mentre affiggevano dei manifesti lungo via dei Prati Fiscali. I giovani sono stati accerchiati e malmenati da una squadra organizzata composta da almeno una decina di persone armate di mazze e spranghe, molto probabilmente appartenenti a movimenti di estrema destra, cavandosela con l'applicazione di alcuni punti di sutura alla testa, allo zigomo e due braccia rotte. La fortuna ha voluto che l'intervento tempestivo di una volante dei carabinieri ha messo fine ad un'azione che poteva causare degli effetti molto più gravi. Purtroppo Roma non è nuova a episodi di violenza che hanno come sfondo una matrice politica. Soprattutto dopo le ultime elezioni comunali i gruppi di estrema destra hanno preso coraggio e sfrontatezza. Le aggressioni verbali e fisiche di questi ultimi anni (e in questo elenco vanno aggiunte doverosamente quelle di matrice omofoba) hanno fatto fare alla capitale un salto in dietro di almeno trent'anni. Questa città merita di più, merita persone che la amano e che spendono il proprio tempo per pensare al suo futuro, che quotidianamente ci mettono la faccia con l'impegno per la cosa pubblica. Roma non ha bisogno di certa feccia parafascista, scoria di un passato sconfitto dalla storia. 

Un abbraccio a Paolo e ai democratici del IV Municipio

martedì, agosto 02, 2011

Stasera sit-in al Senato contro il DL Maroni

Questa sera dalle 17:30 si terrà un sit-in di protesta davanti al Senato, organizzato da una folta rete di associazioni, sindacati e partiti, contro il decreto Maroni che allungherebbe i tempi di permanenza all'interno dei CIE dagli attuali 6 mesi a 18 mesi. Le rivolte degli immigrati a cui stiamo assistendo in varie città in questi giorni sono l'espressione del malessere e delle condizioni difficili di vita a cui sono costretti. Una politica seria sull'immigrazione non si concentra su strumenti di tipo "detentivo" e non deve produrre l'avvilimento della dignità della persona. C'è bisogno di investire quelle risorse piuttosto sulla cooperazione internazionale, che è l'aspetto sul quale veramente puntare per la soluzione delle problematiche legate ai flussi migratori. Non possiamo permettere alle forze politiche xenofobe di ledere la dignità umana in nome della difesa di fantomatici valori occidentali.    

giovedì, luglio 28, 2011

Sulla questione morale

Non ci si può nascondere dietro a un dito, le ultime vicende giudiziarie che stanno riguardando esponenti del Partito Democratico creano istintivamente una sensazione di imbarazzo e rabbia. La questione morale a mio parere c'è sempre stata all'interno di tutti i partiti politici, causata dalla distorsione delconcetto stesso che si ha in Italia del ruolo della politica e di chi la pratica a livello dirigenziale e istituzionale. Il nodo è proprio questo. Troppo spesso la politica è un tassello all'interno di un sistema più ampio di affari e non un soggetto terzo. Il problema è profondo, perchè questo status è spesso accettato o addirittura promosso dai non politici, per questo sono convinto che la vera questione morale sia quella presente nella società italiana in generale, che vede il potente di turno non come una persona che ha il dovere di lavorare per la collettività ma come uno da farsi amico per ricevere favori. E parlo a tutti i livelli, dalla piccola raccomandazione ai grandi appalti. E' questo il motivo per il quale in Italia le rivoluzioni sono altamente improbabili.

Detto questo devo spendere due parole tornando sulla questione all'interno del PD. In primo luogo ci sono delle inchieste giudiziarie che devono serenamente fare il loro corso. Fino al chiarimento della vicenda ritengo doverosa la sospensione dagli incarichi istituzionali e di partito, a patto di una qualche garanzia sulla velocità dell'accertamento dei fatti contestati. A questo proposito proporrei l'istituzione di un criterio di priorità da applicare a tutti i procedimenti che riguardano gli eletti. E' interesse collettivo chiarire la colpevolezza o l'estraneità dei nostri rappresentanti rispetto a presunti illeciti. Resta il fatto che bisogna fare più attenzione nella selezione dei candidati, cercando di uscire il più possibile dalla logica di cui ho scritto prima, che ahimè in Italia porta tanti voti. E' una scelta di coraggio, difficile, ma che solo il PD può affrontare determinando un cambiamento per il paese. Paradossalmente liberarsi dall'eredità del passato che ha caricato sulle spalle della nostra generazione una montagna di debiti non è semplice, probabilmente perchè nella stanza dei bottoni ancora non ci abbiamo messo piede. E comunque apprezzo il modo in cui il segretario Bersani sta affrontando a viso aperto la questione. Ammettere e combattere il marcio è la condizione necessaria per preservare e far crescere il lavoro dei tanti, tantissimi che onestamente si impegnano per un futuro migliore per l'Italia.

mercoledì, luglio 20, 2011

C'è chi lascia e chi raddoppia.

Ieri Piero Fassino ha lasciato l'incarico di Deputato a seguito dell'elezione a Sindaco di Torino. Direte "ci mancherebbe!" ma nei palazzi del potere non è una cosa automatica. E così una cosa che dovrebbe essere naturale in Italia diventa speciale. Chissà quanta gente in quell'aula gli avrà dato del cretino per questa scelta. E proprio per questo sono contento che questo segnale sia venuto dal Partito Democratico, che nonostante qualche scandalo di troppo (non sto facendo finta di niente, ne scriverò appena capirò meglio un po' di cose) mantiene al suo interno delle sensibilità che non si possono non condividere.


Comunque, giusto per fare un po' di chiarezza, il grafico rappresenta il numero di doppi incarichi dei parlamentari per partito (fonte:Piovono rane). L'azzurro è il PDL, il verde la Lega, il rosso il PD. Mi sa che c'è un po' di differenza, anche se bisogna puntare all'eliminazione totale del fenomeno. In più cliccando qui troverete l'elenco di tutti i politici che hanno doppi incarichi (L'espresso).