venerdì, febbraio 27, 2009

Chi Siamo, Chi eravamo. Prima puntata.

Sentire parlare oggi in Italia degli immigrati in maniera così rozza e offensiva mi fa venire i brividi. E non mi riferisco esclusivamente alla forma lessicale, ma all'associazione immigrazione-delinquenza-ignoranza-inciviltà-chipiùnehapiùnemetta. La cosa che mi fa letteralmente accapponare la pelle è che a sentirci parlare così, molti tra i nostri nonni si staranno rivoltando nelle tombe. Proprio noi, gli Italiani, quelli indicati come "mezzi negri", sporchi, delinquenti. Quelli che subivano le ingiurie verbali e le aggressioni fisiche da parte delle popolazioni a cui "rubavamo" il lavoro. Proprio noi, raggiunto il benessere, ci stiamo trasformando da vittime in carnefici.

Per ricordarci chi siamo stati, ho pensato di fare un viaggio tra le vignette che descrivevano gli italiani emigrati all'estero. Per la prima puntata ve ne propongo una del secondo dopoguerra, pubblicata in Australia.

"Come mai ai funerali italiani portano la salma soltanto in due?"
"Perché i bidoni dell'immondizia hanno solo due maniglie"

3 commenti:

chiara ha detto...

esatto
esattissimo

luciana ha detto...

Quello che hai scritto è esatto, tranne in un punto (a mio modesto avviso): quel "chi eravamo".
Ho vissuto in periodi più o meno brevi in varie parti d'Europa e tuttora vivo nella capitale europea e posso assicurare che non è mica così facile essere italiani neanche ora (e non solo quando l'amato premier ne dice o fa una delle sue e i colleghi o amici (stranieri) ti aspettano col giornale in mano...).
Come se non bastasse ciò, statistiche ufficiali europee ci mettono in coda su vari parametri, assieme a romania e grecia. Il benessere raggiunto di cui parli è quello che ancora pubblicizzano i politici e la televisione. D'accordo che non siamo al pari per qualità dei servizi all'africa, ma i buoni esempi non sono certo ugualmente distribuiti sul territorio italiano.
E' in quest'aggravante che non ci si può permettere il lusso di essere razzisti e intolleranti, semplicemente perchè non siamo quello che pensiamo di essere: un paese in cui regnano sovrani la civiltà, il comportamento corretto, la legalità, le buone maniere, la qualità, il buon senso, etc...

Appena si va all'estero si scopre che ci sono altri ignoranti ben pronti a tirare fuori luoghi comuni ancora ben radicati e malcostumi (ahimé) presenti, per fare di un premier o un altro caso malato, un esempio esplicativo della cultura nazionale italiana.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie