martedì, novembre 20, 2012

Una vergogna, una speranza.

Ci sono momenti in cui nel mondo succedono cose talmente struggenti che risulta difficile scriverne e addirittura parlarne. Qualsiasi parola è insufficiente, ogni espressione di cordoglio, solidarietà e rabbia risulta banale. Ma come si fa tuttavia a tacere di fronte alle stragi causate dall'escalation del conflitto israelo-palestinese? Come possiamo restare indifferenti davanti a quei corpi di bambini dilaniati dalle esplosioni? Quelle immagini e quei boati sono i simboli di una vergogna per la civiltà umana, che ha deciso in nome di una fantomatica vittoria finale di sacrificare anche i propri figli, davanti all'immobilismo della comunità internazionale. E chi non muore cresce mutilato della propria serenità, di un pezzo di libertà, delle proprie legittime aspirazioni di vivere una vita migliore. Tutte vittime, senza distinzione alcuna. Vittime e speranza allo stesso tempo. Soltanto una nuova generazione di classe dirigente israeliana e palestinese potrà cambiare l'inerzia di questo conflitto pluridecennale, guidato ancora oggi da troppi di quanti presero parte all'inizio del conflitto stesso e che ne hanno fatto una ragione di vita. La generazione che non avrà come obiettivo l'annientamento del nemico, ma la voglia di guardare al futuro con serenità, praticando il dialogo, la conoscenza e il rispetto reciproco. Soltanto queste vittime potranno riconoscersi vicendevolmente e scoprirsi dalla stessa parte, così distante da quei razzi che uccidono ogni giorno troppi innocenti. Ma la notte è ancora lunga e buia, come il timore che il sangue scorrerà ancora per molto tempo su quella terra martoriata.   


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